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La Rubrica

IL REGIO CAMMINO DI MATERA

di Marco Hagge

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Abituati come siamo, nella nostra società globalizzata e ipernutrita, ad avere il mondo a portata di scaffale nel supermercato più vicino, abbiamo dimenticato che fino a non troppo tempo fa alla base dell’alimentazione c’era il pane; e che “Pane” significa “grano” (come le altre due “p” della dieta mediterranea, la Pizza e la Pasta). Per questo il rifornimento di grano era una questione politica di primaria importanza, specialmente nelle città, e quindi, a maggior ragione, nella più popolosa area metropolitana d’Europa, che fino a due secoli fa coincideva con quella di Napoli, Capitale del Regno delle due Sicilie.

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Il grano, coltivato nelle Puglie, viaggiava via terra, su percorsi precari, isolati e pericolosi. Tanto che, per trasportarlo, nel 1789, Ferdinando IV di Borbone decide di far realizzare una nuova strada: il Regio Cammino di Matera.

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La strada parte dal Palazzo Reale di Napoli (miglio zero); prosegue per Eboli, dove, al miglio 44, comincia effettivamente il nuovo percorso, come attesta il monumento che celebra l’impresa; e al miglio 102 (cioè circa 190 chilometri dopo) si concluderà a Matera, dopo avere (come ricorda l’iscrizione), tagliato i monti, colmate le valli, scavalcato i fiumi con un centinaio di ponti. Imprese tecniche con immancabili risvolti politici: la polemica più grave riguarda il ponte di Oliveto Citra. Il Principe del luogo si oppone al progetto del Marchese di Valva, responsabile dei Lavori Pubblici, sostenendo che il ponte porterà nuove tasse.

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A prevalere è ovviamente la posizione del Marchese, visto che il ponte è stato costruito, ed è ancora al suo posto. Anche perché la strada funziona davvero, e porta benessere in un’area marginale, con la sua galassia di infrastrutture (stazioni di posta, locande, masserie, depositi): tanto che, su richiesta delle comunità escluse dal percorso, viene realizzata una variante, sull’altro versante della Valle del Sele: quella che, attraverso la Sella di Conza, arriva direttamente in Puglia.

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Del tracciato originale rimangono pochissimi tratti, quasi tutti nelle zone più impervie. Come questo, nel Comune di Campagna, nella frazione Puglietta, lungo una strada campestre che si chiama ancora oggi “Via Antica di Matera. Nel mezzo, pietre di piccole dimensioni, per rendere più solida la carreggiata; sui bordi, le pietre più grandi, per agevolare il cammino del componente più importante della compagnia: il mulo, che trasportava i sacchi di grano…

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Lungo il Cammino di Matera nasce tutto un indotto legato al ciclo del grano. Il più importante riguardava le ultime fasi della lavorazione, il lavaggio e la macinazione, che trasformavano il grano in prodotto finito. Non tutti i borghi avevano a disposizione un mulino: per farlo funzionare ci voleva il carburante, cioè l’acqua di un torrente. Immediatamente a monte di Eboli, l’acqua abbondava, e abbonda ancora oggi; tanto che c’era (e c’è) una Via dei Mulini. Dal torrente Tufàra, l’acqua veniva convogliata, attraverso un piccolo acquedotto, per rogge e canali, verso la città, dove metteva in funzione le ruote dei mulini. Un monumento di sapienza tecnica tutto da riscoprire e magari da rimettere in funzione.

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Per Eboli sono gli anni di un vero e proprio boom economico. Gli abitanti aumentano; la città cresce. Anche la nobiltà, di solito poco reattiva, approfitta dell’occasione. I palazzi vengono rinnovati; spesso vengono realizzati degli scantinati da utilizzare per il commercio del grano.

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Grazie al regio Cammino di Matera, Eboli diventa il più grande granaio del Regno. Ma la presenza della Via del Grano si avverte anche sulla Costiera Amalfitana, dove la farina veniva inviata via mare, da Salerno, verso i pastifici di Minori. Da qui maccheroni e fusilli, orecchiette e ‘ndunderi proseguivano (sempre via mare) verso le mense dei napoletani. Sull’altro versante dei Monti Lattari, nella zona di Gragnano, sarebbero nati invece i primi pastifici industriali, che si fregiano del marchio IGT.

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Si dice – ed è vero – che le idee camminano sulle gambe degli uomini. Però per camminare ci vogliono le strade, e se non ci sono vanno costruite. Strade su cui trasportare, insieme alle idee, anche quello che serve alle necessità quotidiane: oggetti, merci, alimenti… Merci magari umili, ma importanti: come può esserlo appunto un chicco di grano…

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