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La Rubrica

ISOLE AL CENTRO

di Marco Hagge

Certo, l’essere umano è un animale sociale, come notò per primo il grande Aristotele; però a volte l’isolamento, volontario o meno, può avere i suoi vantaggi (ne abbiamo avuto un esempio nella recente pandemia). In ogni caso, luoghi, borghi, edifici isolati si trovano non solo nelle aree periferiche, ma anche dove meno ci si aspetterebbe: anche nel cuore dell’Italia centrale, a due passi da autostrade e ferrovie, e perfino all’interno della Capitale. Come Civita di Bagnoregio, nel cuore della antica Tuscia, oggi in Provincia di Viterbo, nata su una rupe di tufo che la isola e la protegge come una fortezza naturale: crocevia in epoca romana, libero Comune e sede di un importante vescovado nel medioevo, ma spopolata per i crolli continui che hanno coinvolto un terzo del centro urbano, e infine per le mine tedesche che nell’ultima guerra hanno distrutto il ponte che la collegavano col mondo.

Oggi la rupe è stata messa in sicurezza. Civita è diventata una meta turistica; nelle case lasciate libere sono arrivati nuovi abitanti, a far compagnia ai residenti superstiti, che si contano sulle le dita di una mano. Però il piccolo ticket d’ingresso (contributo a una gestione difficile) ristora i bilanci del Comune. Con la speranza che anche la passerella, dopo 50 anni di onorato servizio, possa rifarsi il look…

Un destino che in qualche modo la accomuna all’Isola Maggiore, la più grande delle tre che si trovano sul Lago Trasimeno: 2 chilometri quadrati di superficie, per 12 residenti, che una volta erano 600, e avevano a disposizione ben 8 chiese. Vivevano di agricoltura, di caccia; e, ovviamente, di pesca: il Capitano inviato dal Comune di Perugia garantiva l’ordine pubblico e il rispetto delle norme che regolavano il calendario della pesca. Oggi è un piccolo paradiso, ma anche la prova vivente di quanto sia importante presidiare questi luoghi, con i loro tesori storici e ambientali.

Ma anche all’interno di Roma si possono trovare delle “isole” di silenzio: come il Tempietto del Bramante, all’interno dell’Accademia di Spagna, sul Gianicolo. Venne costruito per volere di Isabella Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, per i quali Cristoforo Colombo aveva appena scoperto le Indie Occidentali. Il complesso è rimasto proprietà dello Stato spagnolo: incapsulato in un cortile come una perla nell’ostrica, considerato uno dei capolavori assoluti dell’architettura di ogni tempo, come il Bramante lo ha fatto, così lo vediamo oggi: un gioiello conservato con cura.

Ma all’altro capo della città il Tempietto del Bramante ha un pendant moderno, laico e borghese, realizzato un secolo fa ai margini del parco della villa dove all’epoca abitava la famiglia più importante d’Italia: quella di Mussolini. Si tratta di Villa Torlonia, residenza privata del Duce, che il principe Giovanni, pronipote del fondatore, gli aveva ceduto in affitto per la modica cifra di £ 1 all’anno.

Contestualmente, Giovanni si stabilisce nella dépendance, un piccolo fabbricato rurale che fa trasformare dall’architetto Vincenzo Fasolo in un capolavoro di arti decorative: la Casina delle Civette. Una creatura della notte, che vede oltre le tenebre: il simbolo della civetta è perfetto, per un uomo colto, solitario, per niente incline alla vita di società. Il Principe incarica l’Arch. Vincenzo Fasolo di costruirgli un buen retiro dove dedicarsi in pace ai suoi interessi intellettuali. Oltretutto, il fatto di avere come vicino di casa il Duce non solo garantisce la sicurezza, ma rende anche la Casina delle Civette praticamente inavvicinabile. Cosa non secondaria, per una casa di vetro…

In una società invasiva e iperconnessa come la nostra, con la tendenza compulsiva a notificare online la propria esistenza a un mondo distratto, l’isolamento può diventare una forma consapevole e ironica di resistenza civile e culturale: e così, non possiamo fare a meno di immaginare Giovanni Torlonia, che nella sua casa, vicinissima al cuore della politica, riceve i selezionatissimi ospiti, e immagina a sua volta lo sconcerto che il suo ritiro doveva suscitare fra i tanti che avrebbero fatto carte false per abitare accanto al Duce…